La morte nera

Ecco luglio: continua il secco, e nonostante l’estate sia al giro di boa le piante boccheggiano. Ma resistono, rinunciano a qualche foglia, chinano i capolini fioriti sotto il solleone e aspettano tempi migliori. Fiduciose, e noi con loro, che ce la faranno, con qualche aiuto e tante taniche d’acqua. Il Transgarden è lì, sta. Le lunarie e le escholzie ormai a seme, così come i malvoni, quello nero e quello rosa, e i verbaschi. I ciuffi di graminacee tutti oro che ti salutano quando passi, si inchinano mossi dal vento. Eppure ci sono ancora fiori, le salvie farinacee viola profondo, i centranthus carminio e dei bei boccioli di ibisco coccineus pronti ad esplodere.

Ma c’è sempre un meteorite in caduta libera in agguato.

Arrivano i manutentori del verde.

Devastazione e morte. Di nuovo. Non è la prima volta.

Essi non sanno, essi non comprendono, ma guidati da ignoranza o forse da arroganza, abbattono la loro moderna falce mortifera. Strappano come possono, tagliano a caso, estirpano, lacerano. Perchè? Come fanno a scambiare tutto per erbacce? Passi per il verbascum (anche se era una varietà molto bella col fiore crema e il centro porpora), ma che cuore hai se stracci una aquilegia a foglia variegata, se gambizzi una peonia o mutili un cercis? Il macello – di questo si tratta – è anche eseguito senza perizia, qui si estirpa, qui si tagliuzza ma male.

Essi pensano che non debba vivere il coccineus piegato dal vento. Le spighe viola della salvia farinacea (che al limite, ignorando, possono essere scambiati per fiori di lavanda) vanno strappate con tutta la pianta. Il malvone nero si salva per miracolo (forse era scomodo ucciderlo), ma quello rosa viene maciullato alla base. I piccoli malvoni nati quest’anno dalle piante madri… passati anche loro a miglior vita.

Ora è tutto pieno di vuoti e i cani hanno ricominciato a entrare a scavare le loro buche e i padroni a lasciare i loro presenti. Il secco è ancora più secco, senza più il tappeto di piante. Gli steli si piegano senza più sostegni. Tutto è triste e vagamente squallido. 

Che senso ha cercare di mantenere un livello il più alto possibile di manutenzione, cura e scelta delle varietà, se non c’è nessuna capacità, non dico di valorizzare, ma almeno di dire: "forse qui possiamo anche non intervenire con le armi di distruzione di massa"? Il solito discorso… nessuno ce lo ha chiesto di coltivare delle piante dove non c’era nulla, se non spazzatura e terra bruciata. Ma è completamente insensato e surreale che i peggiori nemici di un’aiuola urbana spontanea siano i manutentori del verde. Qualcosa non va.

Transgarden a parte, la metaforica falce si è abbattuta tutto intorno, magnolie decapitate, cotonastri forgiati a cubo e via dicendo. Lì accanto però c’è un albero (un acero) morto. Quello lo lasciano, perchè evidentemente rispetta gli standard ed è coerente con l’estetica di morte che diffondono.

Le piante implorano un goccio d’acqua e lo vedi lontano un miglio, eppure la priorità è mandare qualcuno a potare e diserbare (piante fiorite) in pieno luglio, qualcuno che viene pagato, magari poco, ma pur sempre, qualcuno che dovrebbe lavorare per il bene comune, e invece è privo di competenze e di senno. Sa solo modellare tanti angoli retti con un decespugliatore. Il solito trionfo di mediocrità e incompetenza.Il giardino è un lusso, si sa. Pochi ne hanno uno. Quindi non è indegno che a chi non può averlo venga riservato questo trattamento? Il verde pubblico è il verde di chi non può averne uno "suo", da recintare, e dovrebbe essere trattato con la stessa cura con cui lo sono i giardini privati dei nostri amministratori. Ci facciamo prendere per il naso, siam lì a sognare gli alberi di Abbado, mentre quel poco che c’è già ed è ancora vivo viene lasciato morire o lo si eutanasizza per far prima. 

 

 

 

 

 

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